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| Abbiati parla dopo il suo debutto |
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Barcellona (SPA). Giovedì, 25 Agosto 2005
Abbiamo raccolto e “cucito” le interviste fatte a Christian Abbiati e apparse questa mattina sui quotidiani sportivi al termine della partita Barcellona – Juventus. Il portiere di Abbiategrasso, infatti, ha esordito con la maglia bianconera al Camp Nou ieri sera nel trofeo Gamper. Sul La Gazzetta dello Sport (GdS) l’articolo intitolato L’orgoglio di Abbiati: «Merito di essere qui» è firmato da Paolo Forcolin (pag. 12); sul Corriere dello Sport – Stadio (CS) l’articolo di Luciano Bertolani Abbiati: Pronto ma non troppo è a pagina 7; infine su Tuttosport (TS) Vittorio Oreggia pubblica la sua intervista dal titolo: Abbiati: «Non sono un regalo di Berlusconi» a pagina 5. Abbiati, la prima volta che ha indossato la maglia bianconera che effetto le ha fatto? «Mi ha fatto un effetto, sì. Un certo effetto. Dopo sette anni con il Milan mica è semplice passare dall’altra parte della barricata. Però non fatico a confessare che è stata una sensazione piacevole». (Ts) Ci racconti il suo trasferimento? «Ho aspettato la sentenza definitiva sul Genoa. Avevo altre opportunità. Mi ha chiamato il direttore generale del Milan, Braida: “c’è una squadra per te”... Quale?, chiedo. “Ci risentiamo”, risponde. La sera mi dice: “Juve, ti va?”. Sono rimasto di sasso...» (GdS). Quattro mesi titolare, poi riserva e infine divorzio. Non le pesa tutto questo? «Vivo il presente. So che sarà molto difficile restare. Voglio dire che sono consapevole del campione che ho davanti. Buffon è il migliore». (CS) A proposito, Buffon l’ha chiamata? «Ci siamo sentiti, io e Gigi abbiamo un buon rapporto. La sua frase che mi ha colpito di più è stata questa: certe cose non capitano mai per caso, ma solo se uno se le merita. In carriera mi sono sempre comportato correttamente, non ho mai fatto la guerra a un collega o a un dirigente. So stare l mio posto, sono un tipo riservato, vivo nel mio mondo e ci sto benissimo. Con mia moglie Stefania e mia figlia, che ha 6 anni». (TS) E Chimenti l’ha sentito? «Volevo chiamarlo... Lo capisco. Difficile descrivere il suo stato d’animo. Certo, si aspettava di subentrare lui a Buffon». (GdS) Più forte Dida o Buffon? «Sono i migliori del mondo, ma Gigi rischia di più, è spregiudicato e a me piace più lui». (CS) Dida è in crisi? «La mia teoria è semplice: siccome ha abituato tutti a interventi straordinari, adesso che solo parate normali viene considerato in crisi». Chi è l’erede di Buffon? «Non ce n’è uno. Ci sono tre o quattro portieri sullo stesso livello». (TS) Come carattere è più estroverso come Buffon o più introverso come Zoff? <Mi sento più simile a Zoff. Sono un freddo e non mi piace parlare». Del Milan cosa pensa? «Dopo sette anni volevo andarmene. Mi sentivo stretto. L’anno scorso avevo sofferto molto». (CS). L’idea di lasciare il Milan è stata sua? «Mia, sì. Tanti sostengono che sia meglio fare il secondo in un grande club piuttosto che il titolare in una squadra con ambizioni minori. Ma l’anno scorso ho sofferto troppo, non avevo più stimoli. Era l’ora di cambiare aria». Perché dopo sette anni? «Per cinque ho giocato. Dopo la Champions mi sono concesso una stagione di attesa, giusto per capire come evolveva la situazione. Il mio errore è stato non andarmene l’anno scorso perché mi sono svuotato completamente». (TS) Pensa che la Juve le potrà restituire la nazionale? «Buffon mi dice sempre che sarebbe contento se tornassi in azzurro e cercherò di accontentarlo. Però mi sembra difficile. Alla nazionale non penso, nei miei pensieri c’è solo la Juve». (CS) Quanto si gioca nella Juventus? «Tutto, e in pochi mesi. Però sono abituato, ho sempre dovuto dimostrare qualcosa a qualcuno. I rischi, comunque, sono circoscritti. O meglio, non esistono. Differenze tra Milan e Juventus? «Sono due società organizzatissime, chi in un senso chi in un altro. Qui esistono regole precise, proprio come a Milano. Mi sento adattato senza traumi». (TS) Cosa si prova ad essere un regalo di Berlusconi per qualche altro? «Non mi sento un regalo di Berlusconi. Qui ho trovato gente che stima il mio lavoro e mi basta». (CS) Ha debuttato al Camp Nou contro il Barcellona, niente male... «Conoscevo stadio e avversari, un battesimo importante in un contesto eccezionale». (TS) È pronto per l’esordio in campionato? «Sono pronto, ma mi manca la partita e un po’ di preparazione. Sono in ritardo». (CS) Lo scudetto chi lo vince? «Mi pare che i rapporti di forza siano pressappoco uguali a quelli della scorsa stagione. Sarà una lotta a due o a tre: noi, il Milan e l’Inter». Abbiati e adesso? «Parlerò di nuovo tra qualche secolo».(TS) |
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Intervista di
A.A.V.V.
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