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Ieri si arreso all'evidenza anche chi, granata abituato alle peggiori sventure, temeva fosse solo un bellissimo sogno. Invece è tutto vero: è un'altra cosa, il Toro in serie A. Ad esempio, può capitare che in una domenica di mezza estate a benedire il ritorno in paradiso si presentino contemporaneamente un campione del mondo appena ingaggiato e il fresco commissario tecnico dell'Italia. Un onore, ma anche il segno dei tempi che cambiano, che tornano a sorridere al Toro. Simone Barone e Roberto Donadoni siedono sulla panchina e guardano interessati l'amichevole contro il Borgomanero. L'ex palermitano se ne sta in disparte, a studiare i suoi nuovi compagni. Il ct azzurro sta nel mezzo, di fianco a Gianni De Biasi. Chiede informazioni, si fa raccontare come lavorano e come stanno quelli del Toro. Lo sta facendo con tutte le squadre di A. L'ha fatto anche con la Juve, che in A non c'è più. Ma la sua visita granata assume un valore speciale per chi negli ultimi tre anni aveva sempre e soltanto bazzicato la periferia dell'impero, in B. «Il 16 debutto a Livorno contro la Croazia - dice Donadoni -. È quasi tempo di convocazioni. Sto girando l'Italia per far capire come sarà la mia gestione. Incontro allenatori e preparatori atletici, voglio che si sappia che con me le porte sono aperte per tutti». Urbano Cairo, lì vicino, si gode il momento. E già vede qualche suo pupillo vestito d'azzurro. «Intanto abbiamo preso dal Palermo Barone, un campione del mondo che può ancora dare tanto alla Nazionale. Poi, sarebbe facile dire Abbiati e Rosina: io voglio aggiungere un altro nome. Sponsorizzo Abbruscato, uno che la A ancora non l'ha potuta frequentare, ma che è giovane, ha voglia, fame e qualità per essere una delle grandi rivelazioni del prossimo campionato». Donadoni recepisce il consiglio ma non si sbilancia. Sull'Elvis in rampa di lancio, si limita a dire: «Gliela auguro, una grande stagione. Io sono pronto a valutare ogni segnale positivo». Se ne riparlerà magari in primavera, ben che vada. Adesso, sono altri i granata da Nazionale. Ancora Barone, intanto. «Spero di far parte dei piani del nuovo ct - dice il 28enne parmigiano -. Il Mondiale è stata un'avventura eccezionale: ho sposato il Toro e i suoi progetti ambiziosi anche per restare nel giro che conta». «Bene - gli fa eco
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Donadoni -. L'atteggiamento è quello giusto. Prendo nota». Per gli iridati, però, almeno in partenza si preannuncia un po' di riposo. Toccherà anche se non soprattutto ad altri avviare il nuovo ciclo. A uno come Christian Abbiati, ad esempio. Per lui, ieri il ct ha fatto un'eccezione, ha speso qualche parola speciale: «Fra chi è rimasto fuori dal Mondiale, è uno di quelli con più carisma, con il curriculum più importante». Già: Milan, Juve, due scudetti, una Champions e 129 presenze in A, prima di trovarsi davanti Dida nel Diavolo. Poi, sarà un anno fra pochi giorni, il prestito alla Juve per giocare al posto di Buffon, una sorta di risarcimento berlusconiano concesso agli allora amici juventini dopo il ko del Gigi nazionale nello scontro con Kakà. Abbiati ha giocato (benissimo) mezzo campionato e un bel po' di Champions e si è pure ripreso l'azzurro. Una bella rivincita, dopo tanto anonimato. Il problema è che poi Buffon è tornato e Christian si è riaccomodato in panca: talento sprecato. La Juve, dopo Calciopoli, l'avrebbe voluto di nuovo per murare la sua porta in B. Di tempo, però, il taciturno Abbiati ne aveva già perso troppo. Quando s'è fatto avanti il Toro, prospettandogli una A da protagonista, non s'è fatto pregare troppo. L'ha convinto l'entusiasmo di Cairo, l'ha stregato il calore dei tifosi, pronti a passar sopra al suo recentissimo trascorso bianconero. Abbiati ha scelto di legare il suo destino a quello granata: tornare in alto insieme. Per lui, intanto, il 16 agosto potrebbe essere una prima tappa importante in chiave azzurra. «Più gente arriverà in Nazionale, più sarà grande Toro in campionato - osserva saggiamente Barone -. Occhio, però, a tenere i piedi ben piantati per terra: sognare è bello ma ricordiamoci che per una matricola il primo obbligo è salvarsi al più presto possibile». Chissà se sono d'accordo gli oltre 15 mila tifosi che si sono già abbonati (oggi i botteghini del Delle Alpi riaprono anche per chi l'anno scorso non aveva la tessera) e che aspettano qualche altro colpo di Cairo. «Non mi pongo limiti - dice il presidente -. Ho ottimi rapporti con Inter e Milan, siamo attenti e pronti a completare, se si presentasse l'occasione, una squadra che comunque mi sembra già competitiva». Magari con qualche altro elemento che sta nel listone di Donadoni.
Roberto Condio
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