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MACUGNAGA. Tutti lo invocano, tutti lo cercano, qualcuno lo... sfida. E se i tifosi mirano ad autografi e fotografie, i compagni di squadra ( quelli che lo sfidano, appunto) ambiscono al gusto di fargli gol. Cosa assolutamente non facile, peraltro, manco in allenamento. Lui, Christian Abbiati, non si scompone. Un numero uno tra i numeri uno che resterà nella storia granata in qualità di “ colui che ha detto no alla Juventus preferendovi il Toro”. Un simbolo, insomma. Nonostante spieghi: « In realtà non ho detto no esclusivamente alla Juventus. Ero di proprietà del Milan, mi hanno presentato un ventaglio di possibilità e ho fatto una scelta. Non era solo Juve o Toro» . Ha chiesto consiglio a Balzaretti? «Ne abbiamo parlato, ci sentiamo spesso anche adesso. Mi chiede com’è la situazione qua al Toro, cos’è cambiato. Pensate che la scorsa stagione guardavamo insieme le partite dei granata, quando era possibile» . E cosa gli risponde? Com’è la situazione qua al Toro? «Ottima, ma non avevo dubbi. Si tratta di un progetto che mi ha convinto immediatamente. Il presidente Cairo mi ha subito contagiato con la sua carica. Poi, nella mia scelta, ha influito tantissimo il calore dei tifosi. Tutte quelle mail e messaggi ricevuti sul sito personale mi hanno davvero conquistato. Sono convinto che quando si cambia club si trovino sempre nuovi stimoli, nuova voglia di far bene». Lo stimolo della Nazionale, poi. Ne ha parlato con Donadoni? «Sì, tanto più che lo conosco perché ho avuto la fortuna di giocarci insieme. Sono tra i portieri tenuti sotto osservazione, ma non bisogna anticipare troppo i tempi: sono alle prese con un infortunio alla schiena che intendo curare. Nulla di grave, ma è meglio andarci cauti: mercoledì mi sottoporrò a degli esami. Comunque sia, il mio obiettivo principale è fare bene con il Torino» . Quanto le mancheranno i palcoscenici Europei? «Non troppo: per una stagione possio anche farne a meno. Purché sia una, però...» . Quindi la sua permanenza al Toro sarà condizionata anche dai risultati che otterrà la società? «No, non intendevo questo. Io sono in prestito fino a giugno, ma ho già firmato un triennale. Spetterà a Cairo decidere se mi vorrà ancora o no...» . Ci sembra difficile il contrario.
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Quindi, tornando al “un anno solo senza Europa” di cui sopra, lei pensa che il Toro possa raggiungere traguardi importanti? «Credo che stia per iniziare un torneo un po’ più equilibrato rispetto a quelli degli scorsi anni. Basti pensare all’assenza della Juventus. Detto questo, però, io non mi pongo né limiti né traguardi. Noi dobbiamo puntare a fare il nostro campionato, giocando alla giornata. Pur sapendo che l’impatto con la A non sarà facilissimo» . Il Toro potrebbe pagare dazio per la mancanza d’esperienza in massima categoria di alcuni suoi giocatori? «Non è dettto. Tanto per cominciare perché il gruppo è unito e compatto: è da lì che nasce la forza di una squadra. Eppoi perché in certi casi più dell’esperienza maturata conta la fame di vittorie, che qui non manca. Ricordo che il Milan del mio primo scudetto era fatto anche da gente giovane ed inesperta, è quello l’esempio da seguire». Se alla Juve e al Milan i simboli erano i Del Piero e i Trezeguet e al Milan gli Sheva e i Maldini, qua il ruolo di riferimento spetta a lei. Sente la responsabilità di essere uno dei personaggi più di spicco di questa squadra? «La responsabilità dovrò sentirla per forza, ma come sempre. La differenza più grande, però, penso che possa riguardare il tipo di prestazione che mi verrà chiesta: pesto alla media tiri a partita. In bianconero e rossonero ne capitavano massimo uno- due a gara, ora potrebbe essere diverso». Quanto all’attacco, invece? Come giudica i bomber granata, dopo aver avuto modo di testarli in ritiro? «Beh, su Muzzi non è il caso di sprecare troppe parole, la sua carriera si commenta da sola. Stellone ha grandissime doti tecniche, se sta starà bene come mi auguro credo davvero che possa dare un grandissimo contributo. Abbruscato può avere un futuro radioso davanti. Infine De Sousa: molto bravo, ma ha bisogno di giocare. Per una punta il gol è fondamentale». Reparto avanzato che resta comunque da rimpinguare numericamente: un consiglio a Cairo? «Facile: Bobo Vieri. Non so bene cosa sia successo tra lui e la Sampdoria, ma vi assicuro che io ci scommetterei eccome su di lui. Sarebbe un peccato che smettesse già ora, ha ancora molto da dare» .
Fabio Riva
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