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MACUGNAGA. Finisce l'allenamento e dallo spogliatoio s'alza un ritornello. Sempre lo stesso: «Che fretta c'era, maledetta primavera». Loretta Goggi interpretata dal coro-Toro. Il tormentone del ritiro granata, il segnale urlato di un ambiente allegro. «Il più stonato sono io», ammette Christian Abbiati. Ai tifosi che lo aspettano fuori per foto e autografi importa ben altro: che sia uno dei migliori portieri italiani, soprattutto che abbia preferito il Toro alla Juve. Cairo di lui ha detto: «Para benissimo ma parla poco: 12 parole all'ora». «Sono un tipo riservato, non do confidenza», conferma il fresco 29enne. Tre settimane nel ritrovato entusiasmo granata, però, devono averlo sciolto un po'. Ieri i cronisti lo hanno interrogato a lungo, lui non ha lesinato verbo. Anzi, ha pure regalato un bel titolo: «Scommetterei su Vieri. Visto che non va più alla Samp, lo vorrei nel mio Toro». Bella forza, Abbiati. Bobo è un suo grande amico, avete anche lo stesso numero 32 di maglia. Lui soffre, lei in granata come se la passa? «Sono felice della mia scelta». La Juve lo è un po' meno, forse. «E perché? Hanno tenuto Buffon, il migliore del mondo. E poi, finiamola con 'sta storia del derby per avermi». Cioé? «Oltre a quelle di Toro e Juve, avevo altre offerte». Perché ha optato per quella granata? «La differenza l'hanno fatta il progetto e la carica di Cairo. E poi le mail dei tifosi che hanno invaso il mio sito». Da Berlusconi a Cairo. Hanno qualcosa in comune? «La voce, forse. Di sicuro, la voglia di fare grande il loro club. La differenza è che Berlusconi al campo lo vedevamo una-due volte l'anno, Cairo invece partecipa molto. Ha fame di calcio e sta facendo sforzi importanti». Lei ha giocato con Milan e Juve. Il massimo, in Italia. Il Toro è un passo indietro? «No, è un'occasione importante. Dopo 7 anni di Milan, nella scorsa stagione ho capito che cambiare aria aiuta, dà nuove motivazioni». Le toccherà lavorare
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di più, adesso? «In una big può arrivarti un tiro in tutta la partita. Qui potrebbe essere diverso». Così avrà modo di mettersi più in mostra. C'è una Nazionale da riconquistare. «Meno faccio il protagonista e meglio sto. E comunque il primo pensiero è per il Toro. L'azzurro è la conseguenza di quel che si fa con il club». Domani conosceremo i primi convocati di Donadoni. Lei ci sarà? «Gli ho chiesto di lasciarmi a casa. Sono due settimane che mi trascino un fastidio alla schiena. Il 16, invece della Croazia, avrò l'ecografia. Il ct, comunque, mi ha detto che sarà il campo a decidere». Intanto, quest'anno ha perso l'Europa. Dispiaciuto? «No, un anno senza coppe può anche far bene. Ti concentri di più sul campionato. Un anno solo, però». Ci crede, allora, in questa sua nuova avventura? «Giudicate voi: ho firmato per un anno di prestito più altri tre. Sarà Cairo, a giugno, a decidere se riscattarmi». Che Toro sta nascendo? «Una squadra che non deve porsi dei limiti. Per molti l'impatto con la A non sarà facile, ma il gruppo è unito». Anche piuttosto stagionato. È un bene o un male? «L'esperienza conta, ma pesa di più la fame. Ripenso al Milan del mio primo scudetto: c'erano campioni affermati, ma pure giovani pieni di voglia di emergere. Come me». Questo Toro ne ha pochi, però. «State attenti a Rosina, intanto. Ha ottime qualità, per lui sarà una stagione importantissima, con la vetrina della A e un altro Europeo Under 21». La sorpresa di questi primi giorni granata? «Il calore della gente. Il mio amico Balzaretti mi aveva spiegato qualcosa, ma a questi livelli non me l'aspettavo». De Biasi? «Mi piacciono gli allenatori che hanno molto dialogo con noi giocatori». Dal 16 tornerà ad allenarsi a Torino. Da ex, pensa di avere problemi con i tifosi della Juve? «E perché? Ero del Milan, finito il prestito sono rientrato. E mi sembra di aver dato un bel contributo allo scudetto». Una conquista che Calciopoli ha però cancellato. «Non commento. Dico solo che sul mio sito quel tricolore resterà per sempre. Venivo da stagioni difficili, me lo sono meritato».
Intervista di Roberto Condio
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