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Dell’esperienza bianconera gli sono rimaste soltanto le ciabatte, marchiate Nike, numero 32, evidente residuo della scorsa stagione vissuta da campione d’Italia. Christian Abbiati in estate ha fatto una scelta di campo: ha cambiato sponda del Po, in anticipo rispetto al suo mentore Alberto Zaccheroni che domani torna da rivale nella sua Udine. “Con Zac c’è un rapporto particolare e non potrebbe essere diversamente, visto che è stato lui a lanciarmi nel Milan”. Sono stati insieme quasi tre anni, dalla stagione 1998-99 fino al marzo 2001 quando Berlusconi scelse il ribaltone e chiamò sulla panchina Cesare Maldini. Un triennio fortunato per Abbiati che raccolse 79 gettoni (66 in A, 9 in Champions League e 4 in Coppa Italia) e uno scudetto da protagonista, nella stagione d’esordio. Bei tempi, altri tempi. Adesso riparte da una matricola; una neopromossa che però ha tanta voglia di bruciare le tappe e puntare in alto. “Il Toro è sulla buona strada, la direzione è quella giusta - dice Abbiati -. Le differenze da Milan e Juve? Qui al Toro è tutto nuovo, mentre invece quando arrivi fra i bianconeri o i rossoneri trovi gente come Del Piero o Maldini che diventano automaticamente un punto di riferimento. Detto questo, il gruppo granata mi ha davvero sorpreso: è molto unito e quella è la miglior base di partenza per costruire”. Sorride più del solito, Abbiati: facile intuire che - nonostante i buoni rapporti con De Biasi - l’arrivo di Zaccheroni
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non lo abbia messo di cattivo umore. Probabile anche che in tema di allenatore qualche parolina buona a Cairo l’abbia detta. “Zac è una sicurezza, ma con il presidente ho parlato dei miei esordi, nient’altro” si affretta a precisare il portierone che rilancia nell’immaginario collettivo il ricordo dei grandi portieri granata degli ultimi anni, da Vieri a Marchegiani passando per il Giaguaro Castellini. Si allena al Centro Sisport, proprio come un anno fa. Allora però c’era un Capello in più e centinaia di tifosi in meno. “Fa un certo effetto vedere tanta gente ai nostri allenamenti: nella Juve ci si allenava in silenzio, adesso ci si abitua al clima partita. Mi piace l’atmosfera che c’è attorno al Toro; d’altra parte in città mi sembra proprio sia preponderante la parte granata rispetto a quella juventina”. E come vive la città? “Torino è tranquilla, mi trovo bene, non sono un tipo mondano. Milano, in questo senso, rischia di essere più 'pericolosa’, ha tanti vizi...”. Nel passaggio interno fra Juve e Toro non ha perso gli amici bianconeri, Chiellini, Giannichedda e quel Balzaretti che ha avuto un ruolo nel suo innamorarsi del granata. Ultimo capitolo, lo stadio Comunale: “Ho letto le critiche, ma dal campo è splendido, il tifo ti trascina”. Sul fronte societario, Claudio Sala la prossima settimana potrebbe tornare metaforicamente a vestire il granata. Il Poeta del gol incontrerà il dg Tosi e discuterà di un suo ritorno, probabilmente nel settore giovanile.
Fabrizio Turco
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